Xilografia 3: Eleonora alla terza
Quella che era iniziata come una curiosità, dopo qualche mese è diventata una vera attività, e si intreccia con l'argomento dell'esame di quest'anno, o meglio, ne è stata la motrice (e la matrice).
Dopo un paio di tentativi di disegni astratti infatti, Bijou si è cimentata nella riproduzione di un disegno di Eleonora d'Arborea tratto da un libricino illustrato molto semplice ma ben fatto: Il falco e la regina , realizzato dal compianto illustratore Simone Sanna. Ne è venuta fuori una tavola molto efficace, con tratti spessi e decisi, come piace a lei. Un'Eleonora a cavallo si staglia su uno sfondo tipico dell'Oristanese, ovvero un altipiano, netto e tranciato come lo sono i nostri, che vediamo sfilare, percorrendo la nostra cosiddetta "Carlo (in)Felice".
Incidere richiede tempo, pazienza, concentrazione, come tutte le arti, ma ha una caratteristica che secondo me contraddistingue solo le arti incisorie, o la scultura, che riassumerei in "quel che fatto è fatto", ovvero, una volta che hai inciso non puoi più cancellare. L'eventuale errore quindi ha una valenza del tutto diversa. Occorre imparare a sbrogliarsela, a trasformarlo in qualcosa di diverso, ma comunque armonioso, che resti nel contesto. In questo curiosamente trovo una profonda analogia con il teatro, l'altra sua passione, in cui sbagliare o dimenticare una battuta, diventa variazione, improvvisazione. Niente rewind, per entrambi.
A livello educativo trovo che sia un aspetto meraviglioso, non solo, una vera e propria metafora della vita. Non ci è dato di riavvolgere il nastro, non si può tentare e vedere come va pensando che poi si potrà tornare indietro ripartendo dallo stesso punto. Una volta che hai tracciato una via quel pezzo di cammino rimane, anche se decidi di cambiarlo o di abbandonarlo. Una volta che hai pronunciato una frase, quella resta, forse persino se inascoltata da orecchi esterni, come gli haiku giapponesi, in cui ci si chiede che rumore fa un albero quando cade nella foresta, se non c'è nessuno ad ascoltarlo.
Tornando alla nostra Judiké, dopo la prima matrice, Bijou ha deciso di produrne una seconda, più piccola, a figura intera, che la rappresenta sempre a cavallo, e che avevamo già utilizzato nel nostro studio sulla Carta de Logu. Ne aveva illustrato un articolo in particolare, che trattava appunto dei cavalli, animali importantissimi al tempo, da cui era emerso anche un interessante caviardage.
Ultima ma non ultima, una Linoleografia del suo ritratto, disegnato da Manuelle Mureddu per il libro Illustres, che si presta davvero bene, essendo già in bianco e nero. Il linoleum è più morbido e facile da incidere e ha un buon profumo di cose d'altri tempi. Grazie all'introduzione di questo nuovo materiale, abbiamo scoperto che quello che noi definiamo comunemente linoleum in realtà spesso è totalmente sintetico, e con il lino ovviamente non ha nulla a che vedere. Quello da linoleografia mostra sul retro il suo intreccio di fibre naturali, e ancora una volta ti fa pensare a quanto gli esseri umani sappiano essere mirabilmente ingegnosi, quando cercano strumenti utili a produrre "il bello". E' rassicurante.
Il fascicolo per l'esame di idoneità alla terza media sta diventando un libro illustrato e scritto, a mano, proprio come una volta, e se saremo fortunate anche la rilegatura sarà un prodotto artigianale e foriero di nuove artistiche conoscenze..
E così Eleonora si eleva a potenza: Eleonora ³.
Ma non solo. "Eleonora alla terza" sembra il titolo di un'avventura cavalleresca. Le due omonime protagoniste che cavalcano insieme verso lo stesso obiettivo, la grande Giudicessa che accompagna la mia giovane alla sua prova!
Questa terra "selvaggia, aspra e forte" ad alcuni, lo comprendo, "rinnova la paura".
A volte è facile sentircisi soli e un po' sperduti, spesso piccoli, soprattutto in questi giorni in cui la natura ci ha mostrato quanto siamo fragili, davanti alle sue manifestazioni, però i suoi abitanti, pochi e spesso distanti, hanno tesori inimmaginabili custoditi dentro di sé.
Arti e bellezze indicibili.
Vale la pena esserci, vale la pena viverci.
Mauradé



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