Verba sanat
Le parole feriscono, le parole guariscono.
L'essere umano è considerato l'unico vivente sulla Terra ad aver codificato un vero e proprio linguaggio, verbale e scritto. Questo aspetto ci ha resi "evoluti", migliori. Ma forse ancora oggi, dopo migliaia di anni e miliardi di miliardi di parole pronunciate, ancora non ne abbiamo compreso la potenza.
Ci è stato regalato un vaso di Pandora con la scritta "handle with care", e noi lo abbiamo shakerato e fatto saltare come una bottiglia di spumante da 3 euro del discount, senza nessuna cura, senza studiarne l'etichetta (giustamente, perché non sapevamo ancora leggere!) e un mondo di mondi si è rovesciato nel nostro, fatto ancora di "Uh uh ah ah". Da allora abbiamo "lallato" per mesi, prima di dire: mamma, infilato millemila aaa, eee, iii, ooo uuu... etc etc nei nostri quadernetti delle elementari come perle di noiose ma estetiche collane, riempito pagine di temi, analisi grammaticali, e poi abbiamo scoperto gli articoli, i post, i commenti, meglio se d'effetto, inaciditi e cattivi. e infine, stremati da tanto narrare, abbiamo ceduto alle lusinghe di un nuovo creatore, il Delegatore Verbale, Colui Che Scriverà Per Noi, leggerà per noi, penserà per noi, nei secoli dei secoli, Amen. E pace se la sua legge sarà la sineddoche, e se la parte per il tutto la sceglierà Lui (no, niente Lei, sono troppo devota al femminino per immaginarla Lady, anche se, come per gli uragani, l'appellativo scelto è ovviamente di genere XY), se le sfumature si dissolvono per strada, perché fanno perdere tempo. Si rassegnino anche gli ecologisti e sostenitori trecciniani, non importa se servirà una pala eolica ad abitante per alimentare questo dio divoratore di energia elettrica, perché Lui vivrà, almeno fino a quando riusciremo a nutrirlo.
E quindi che ne sarà dei vecchi amanti? Dei parolieri e dei parolai? E dei lettori innamorati della bellezza e delle eclatanti imperfezioni della natura umana, che non sempre generano mostri? Periranno?
Io non credo. C'è nell'uomo un'inesorabile tendenza al Divino, quello vero. Ci si confonde, ci si perde, ci si annoda nelle volute di fumo dei falsi dèi, ci si inebria dei loro incensi oppiacei che mostrano vite facili e lastricate d'oro di Bologna, ma poi qualcosa ci smuove sempre, in direzione della Bellezza, dell'anima mundi che si scopre tra le sillabe (undici magari) di un sommo poeta.
Ed è con questo spirito che con Bijou ancora ci adoperiamo ad usare il corsivo, a tenere diari, a produrre manoscritti, a scrivere con il kit calligrafico, ovvero punta-penna-calamaio, che poi era quello dei bisnonni, che abbiamo scoperto un mondo nella xilografia. Qualcuno ci definisce antiquate, altri ci vedono precursori, ma penso che semplicemente ciascuno scelga il suo mo(n)do ed il suo tempo.
Le parole per noi sono ancora quelle delle letture ad alta voce, delle fiabe narrate che hanno accompagnato per anni le nostre notti e che ora sono sostituite dai momenti di lettura condivisi.
I bambini, i ragazzi, hanno ancora bisogno della nostra voce, del nostro Io narrante, che diventi poi il solo Io individuale, dolce, carezzevole. Non un audiolibro (o perlomeno non solo) e men che meno un'Alexa di turno. Hanno bisogno delle storie d'altri tempi narrate dai vecchi che ancora ne hanno voglia, di romanzi di avventure, di esplorazione, di fantasia. Hanno bisogno di diventare Creatori Onnipotenti anche loro, altrimenti come potranno continuare a generare opere nuove?
Nel 2026 mi chiedo se riuscirò a promuovere lo stesso pensiero con costante entusiasmo saecula saeculorum. Gli anni aumentano, e la saggezza che dovrebbe derivarne non è merce poi tanto interessante, eppure mi ritrovo nel cuore della notte, a desiderare di versare su di un foglio (in questo caso virtuale), delle parole che curano, quantomeno me stessa. A sperare di poter trasmettere il mio ormai intrinseco amore per esse, che come tante amiche mi accompagnano da decenni, che sono curandere, levatrici, guerriere, consolatrici, mutaforma. Sanno vestirsi a festa, o a lutto, sanno carezzare e spezzare, sanno a volte vivere di vita propria, creature e creatrici. Sono mie ma smettono di esserlo appena le poso. Curano le mie ferite, sanano i miei dubbi, coltivano i miei sogni, e non appena hanno concluso il loro compitoverba... volant!

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