«In principio era il Verbo [Lόgos],
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.»
Vangelo di Giovanni (1:1-3)
Non è che voglia mescolare in maniera blasfema il sacro con il profano, ma mi è imprescindibile pensare alla parola "verbo", senza che il pensiero, per primo, si rivolga a questi versi.
Pur non potendomi definire "benché mai cattolica", parafrasando Odifreddi (che a sua volta parafrasava Russel, in un effetto Matrioska interessante), di certo negli ultimi anni il vangelo di Giovanni ha incrociato davvero spesso la mia strada e le mie ricerche.
Il verbo rappresenta qualunque tipo di stato e di azione. Contiene in sé una natura dualistica: è e fa.
Per Maria Montessori il verbo è energia e il sostantivo è materia.
E' rappresentato come un sole rosso, che illumina la famiglia del nome. Il suo simbolo è una sfera, a mostrare il movimento, il sostantivo è una piramide nera, immobile. Il verbo però, tra le parti del discorso, è il più "accondiscendente". Si piega, si flette, si accorda, alle altre. Sa spostarsi nel tempo, sa vivere l'unicità e la pluralità. Se esistesse una gerarchia, per me il verbo sarebbe il re, il Re Sole appunto. Difficile spiegare un bambino ciò che si comprende in questo modo solo da adulto, dopo anni passati a compilare chilometri di analisi grammaticali e ad imparare coniugazioni
par coeur invece di fare ricreazione...
Ancora una volta "Il" metodo, ci viene incontro. Magia e bellezza del mondo reale: la Fattoria Montessori.
La quale svela un mondo di conoscenze tutto suo, ma che oggi ci parla di lui, ma domani dell'articolo, e dopodomani dell'aggettivo.
Grazie ai corsi della Fondazione Montessori si è aperta questa bellissima finestra di lavoro, e quindi... si parteeee!
Eh si... forse voi vi ricordavate solo l'asinel ih-oh, o il gatto miao, e invece no. In certe fattorie si può trovare ben altro.
Certo, richiede un bel po' di lavoro ma ne vale la pena.
Immagino che su internet si trovino tanti bellissimi estratti del pensiero montessoriano, ma da quando il mio approccio è diventato un po' più professionale, mi sono accorta che per approfondire certi argomenti, la didattica per esempio, è ancora necessario ricorrere ai buoni, vecchi, odorosi libri, e quindi nelle ore che precedono il risveglio della mia p'tite Bijou, mi dedico alla lettura della Psicogrammatica, un testo che secondo me si dovrebbe definire di grammatica filosofica.
Eh si, perché davvero lo studio della materia che conosce e riconosce le parti del discorso come le componenti anatomiche di un corpo, merita questa definizione.
Finito di leggere, sottolineare e trascrivere nel mio quaderno della mamma-maestra, dopo un paio di tazze di tisana calda per l'anima, mi approccio al lavoro pratico.
I cartellini delle parti del discorso arrivano dal sito della pappadolce, e il resto un po' da tante parti, ma d'altronde chi non ha in casa gli animali della fattoria?
Preparo lo scenario senza cartellini, quelli che mi servono sono già divisi in piccole pile separate e in ordine per comporre quelle che saranno brevi frasi articolo-sostantivo-verbo.
Naturalmente il lavoro di stampa e plastificatura è stato fatto prima, in modo da avere tutto già pronto.
Aggiungo anche le scatole con i simboli delle parti del discorso, in modo da ripresentare quelle già incontrate.
L'effetto naturalmente è... d'effetto appunto.
Pur essendo sempre un po' refrattaria alla lettura, Bijou prende con fiducia i cartellini, prima i sostantivi, e li abbina agli animali presenti, poi gli articoli, e infine scegliamo i verbi appropriati per ogni animale.
Ogni frase è stata poi trascritta in corsivo con indicati i simboli dell'analisi grammaticale.
In tutta franchezza devo dire che il lavoro a monte è davvero tanto. Spesso, ad un'autodidatta, viene da chiedersi se ne vale la pena, con il rischio magari di utilizzare tutto il materiale quattro o cinque volte in tutto, eppure sono sicura che la traccia che resta al bambino è ben più di ciò che vediamo o realizziamo sul momento.
La Montessori amava il bello che c'è nel vero. Forse il suo essere così "scienziata", e la durezza della vita del tempo, ha fatto si che si perdesse poco in frivolezze, cappellini esclusi. O forse ha semplicemente visto quanta meraviglia si mostra in tutto il mondo che ci circonda. E nell'amore per il reale ha creato invece la magia. E dopo anni ancora la teniamo con noi, la riscopriamo, un po' la adattiamo, come lei stessa avrebbe fatto, pioniera com'era.
Amava la Creazione, così com'era, dall'inizio, e in principio, era il Verbo.
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