Notti prima degli esami
"L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione."
(Oscar Wilde)
Emozioni a non finire, traguardi importanti, che segnano il passo.
Sono stati tutti percorsi molto intensi, li abbiamo vissuti appieno, senza risparmiarci mai.
Spesso mi sono chiesta davvero quale fosse il valore di un esame. In giornate diverse mi sono data naturalmente risposte diverse, l'umore conta, eppure devo dire che anche nelle "sconfitte" sempre ho trovato una ragion d'essere, in questa forma di confronto-riconoscimento che è appunto l'esame.
Ma in realtà cos'è questo esame?
Ancora una volta l'etimologia della parola illumina. Treccani docet:
eṡame s. m. [dal lat. examen, propr. «ago della bilancia», der. di exigĕre «pesare»]. – 1. a. Attenta osservazione a cui si sottopone un oggetto o una persona e le varie sue parti per conoscerne le qualità.
Ed ecco che il pensiero astratto si fa immagine... l'ago della bilancia... sebbene ai giorni nostri ha acquisito un significato del tutto diverso, è innegabile che l'oggetto in questione, ovvero la bilancia, richiama a noi una grande varietà di cose, in particolare la giustizia.
Mi soffermo quindi su quanto debba essere giusta, la persona che accoglie su di sé l'onere dell'esaminare, nonché dell'esprimere successivamente un giudizio, quasi che sia necessario un paradossale rovescio delle parti. Eh si, perché l'esaminato, in quanto "in prova", non porta dentro di sé l'obbligo di essere giusto, né tantomeno perfetto o preparato, ma al contrario l'esaminatore ha una responsabilità assoluta in quanto giudicante.
Come uno schiaffo questo aspetto mi riporta alle truci esperienze di alcuni bambini homeschooler, esaminati nella scuola pubblica. Sottoposti ad umiliazioni di vario genere che in alcuni casi mi sento di equiparare alla tortura senza tema di esagerare. Madri che si sono amorevolmente e professionalmente occupate dei propri figli per 365 giorni sono uscite schiantate da un'esperienza a dir poco svilente, minate nell'autostima e nella fiducia in se stesse da un sistema che ha dato in pasto i bambini ad un mostro d'oro che preferisco nemmeno nominare. Pertanto la domanda che sorge spontanea ed imperitura è: cui prodest? A chi giova questo esame?
Io credo che la risposta si trovi nella definizione stessa della Treccani citata poc'anzi: l'esame può considerarsi tale solo se l'attenta osservazione è accompagnata dal senso di giustizia, esattamente come per l'insegnamento. In caso contrario si tratta di un interrogatorio. Di nuovo la Treccani (ma quanto son bravi!) ci viene in aiuto nella sua semplicità:
interrogatorio interrogatòrio agg. e s. m. [dal lat. tardo interrogatorius]. – 1. agg. Da interrogatore, che è proprio di chi interroga: assumere un tono i.; il suo fare i. mi metteva a disagio
Con l'interrogatorio il soggetto viene volutamente messo a disagio, questo perché, mancando il senso di giustizia, quello che si vuole ottenere non è la comprensione delle sue qualità, ma l'esaltazione delle proprie attraverso la sua umiliazione.
Insomma la nemesi del suo significato.
Ieri ho sostenuto l'esame della patente, e non per la prima volta. Mi sono sentita accolta. L'esaminatore desiderava vedere le nostre capacità, non farci saper quanto era bravo o ligio o professionale lui nello svolgimento della sua mansione. Nonostante l'evidente emozione l'esame è andato benissimo, ma soprattutto ne ho apprezzato la finalità. Esattamente come educare significa portare fuori, così esaminare dovrebbe essere un lasciar mostrare.
Questo è ciò che è avvenuto a casa nostra il 16 giugno con gli esami dei nostri amici della primaria.
Ciascuno è stato libero di esprimere le proprie emozioni, di aver il tempo di mettersi a proprio agio, di percepire la tensione che si allentava quel tanto da lasciare passare le competenze, il carattere, e perché no anche il piacere.
Vorrei che tutti smettessimo di pensare che un esame debba forgiare noi e i nostri figli come se domani dovessimo andare a combattere contro un esercito di Spartani. Se al piacere dello studio, generato con tanto lavoro da parte dei genitori, succede un esame devastante, che ci piaccia o no, gran parte della fatica nostra sarà stata sprecata. Vorrei che smettessimo di illuderci che le sofferenze a tutti i costi ci rendano migliori, perché questi ultimi due anni non hanno fatto che mostrarci l'esatto contrario.
Chi cerca il buono ed il bello, non ha necessariamente interesse a sguazzare nell'orrido, sebbene ne comprenda la necessaria presenza in questo mondo duale.
Chi ama conosce l'odio ma non lo ricerca.
Io ringrazio le scuole che in un modo o in un altro hanno accolto bambini e adulti nelle loro prove, ed è sempre quella la direzione che sceglierò.

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