Xilografia 1: Ali di legno
"C'è un uomo che ha gli occhi pieni di arte, e il sorriso puro di chi forse ha smesso di cercare risposte dal mondo.
C'è una ragazza con una luna appesa al collo, che tramonta e riemerge da una vasca colma d'acqua e fili di canapa.
C'è un ragazzo che ha le emozioni disegnate a colori, sulla camicia, che prova a raccontarci.
Poi ci siamo noi, occhi e orecchi attenti, narici che vogliono annusare, arti frementi che vogliono provare, nella tipica impazienza curiosa del bambino, anche se la maggior parte di noi è più vicina al mezzo secolo.
Una ventata d'aria decide di abbeverarci un po', in questo caldo afoso di inizio estate, che forse ha fatto desistere molti dall'idea di guardare arte sotto gli alberi in un giardino calpestato dai millenni. Le parole che vi fluttuano dentro raccontano di un amore antico, addormentato per anni, come la bella della nota fiaba, e che ora, svegliatosi, cerca il suo posto in un mondo che nel frattempo è andato avanti di cent'anni. Ma proprio come nella storia, mille volte raccontata a mia figlia prima di dormire, la Principessa non è sola, ha un principe che vuole sciogliere il narcotico incantesimo, ed un intero piccolo popolo di castellani e castellane, che la attornia e che in qualche modo vuole continuare a vivere e far vivere una parte di un passato glorioso, ricco e libero.
Sui tavoli oggetti semplici, poveri e forse proprio per questo quasi imperituri, specie se confrontati a quelli che acquistiamo e usiamo oggi, di cui non conosciamo origini e fattura, destinati a morti repentine e programmate. Le mani invece sono ricche e sapienti, persino quelle di una bambina, che incanta tutti, abbracciando due mondi.
Accanto a lei, accanto alla ragazza, gironzola mia figlia, curiosa di provare a maneggiare oggetti per lei ancora senza nome, che le sue mani prima le bagna, poi le sforza cercando di scalfire un legno e infine poi le sporca di nero, mentre prova a stampare alla maniera di cent'anni fa, quando non si poteva ipotizzare un tasto "PRINT" che rende tutto sempre facile e veloce, ma che ci obbliga a dipendere da mille persone e mille altri oggetti e componenti che mai e poi mai saremmo in grado di costruire da soli.
Io intanto immergo le mani nella vasca in cui prima si era tuffata la luna-ciondolo e sento le fibre della canapa attraversarmi le dita. Poi setaccio, cercando una consistenza che in realtà non conosco, ma provo ad intuire, muovo il telaio come un cercatore d'oro del Klondike. Infine rovescio il "foglio", una creatura nuova, che esce dall'acqua proprio come se stesse nascendo. E' lì, solido, integro, impossibile e pur vero, tanto che posso stenderlo accanto a quello che aveva già realizzato mia figlia, ad asciugare!
Andiamo via con passo leggero, ma con l'idea di tornare e scoprire, svelare un po' di più.
E mentre scrivo, sfilo fibre di canapa dai miei bracciali, intrecciate come i ricordi...
Un grazie al Laboratorio Xilografico di Giovanni Dettori e all'Antiquarium Turritano di Porto Torres.



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