Passavamo sulla terra leggeri, leggendo.

 Pare che non ci siano correlazioni etimologiche, tra le parole lèggere e leggéro. Eppure suonano così simili. Si accoppiano benissimo, come quelli del detto: "chi si somiglia si piglia!".

La diade mamma-Bijou è stata trasportata, in questi dodici anni andanti, letteralmente in un fiume di parole scritte. Se fossi brava potrei disegnarlo, perché mi par di vederlo, che scorre placido nel suo letto, trasportandoci su una barchetta che sia chiama appunto "Barchetta", con le parole che ci passano accanto, alcune guizzanti e altre lente lente. Quando eravamo ancora cittadine della Mole, ci rifornivamo in una biblioteca del centro, che aveva messo il tentatore limite di prestito a 35 libri! No, non ho digitato male sulla tastiera, trentacinque libri in prestito! Poiché andavamo armate di passeggino, trasmigrando per un paio di km a piedi e al ritorno affrontavamo anche una scalata di 5 piani, il limite dei nostri prestiti non era in libri ma in tonnellate. Nonostante ciò ci sentivamo leggerissime, mentre affrontavamo la nostra montagna di scalini impazienti di sfogliare meravigliosi albi illustrati. Ti ho letto libri in macchina, in treno, in nave, ma soprattutto prima di dormire, a qualunque ora. A volte "si andava a dormire" più volte, in una sola notte, e sempre accompagnati da un terzetto di storie da raccontare.

Ho interpretato mostri orrendi, fatine rimbambite, coccinelle insoddisfatte, folletti odiosi e ahimé anche banalissime principesse, cambiando voci, espressioni, usando burattini e chissà cos'altro che la mia residua dignità mi ha permesso di rimuovere. Mi sono divertita come non avevo mai fatto nemmeno da bambina, di sicuro.

Ad un certo punto però sono andata in crisi, perché il lettore-spettatore gode dello spettacolo, ma di suo non ha mica voglia di leggere, c'è già un altro che lo fa per lui! E quindi hop! Si parte con il giro di giostra dei sensi di colpa: se non avessi letto tanto ora lei avrebbe voglia di fare da sola, magari era meglio se le compravo la Play a un anno e mezzo che ora scriverebbe come Emily Bronte, e via dicendo.

E invece no. Proprio no. Perché quando smettiamo di cercare risposte e diamo solo il buon esempio, ciò che deve arrivare arriva. E dopo Classicini, Geronimo Stilton in ogni salsa (con Dante, in viaggio nel tempo, a Venezia, in Bulgaria e alla Fiera del formaggio!), è arrivato il Kolossal: "I tre Moschettieri", edizione integrale di Alexandre Dumas: 700 pagine! Pensavo fosse uno scherzo, e invece con qualche supporto morale, è arrivata fino alla fine, per poi passare al secondo volume: "Vent'anni dopo", altre 800 pagine. "Il Visconte di Bragelonne" è stato abbandonato perché là muoiono tutti. Nel nostro universo il quartetto vive per sempre, unito e felice.

Si è aperta una porta su un mondo, su mille mondi, da esplorare oggi in autonomia, anche se la mia voce narrante, su richiesta, ancora oggi legge qualche capitolo dell'Harry Potter che ha rapito tanto da aver letteralmente divorato quasi un libro al mese.

Anche adesso interpreto personaggi, faccio le vocine, e mi diverto, ma le mie narrazioni sono diventate un piacevole diversivo, un sottofondo che sussurra di tempi passati, di una dolcezza che non cambierà mai, di un amore che si trasforma ma è sempre lui. 

Questo mio articolo vuole essere un incoraggiamento alle mamme che hanno fatto come me e che attraversano oggi gli stessi dubbi: dovremmo smettere di avere paura di ciò che potrebbe anche non accadere. Dovremmo accogliere i tempi, tutti diversi di ognuno di noi. Dovremmo smettere di guardarci intorno per chiederci se abbiamo fatto bene. "Se una via ha un cuore, seguila", diceva Castaneda.

E se c'è una cosa che qui non manca mai, è il Cuore.

Figlia d'oro, il bene più prezioso, che nasce e dà la vita


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