Matisse chez nous!
La prima volta che "incontrai" Matisse, avevo circa sedici anni. In tutta onestà non ricordo se lo avessi mai studiato in storia dell'arte prima, ma un editore lo scelse come copertina de "L'insostenibile leggerezza dell'essere", e così mi innamorai due volte.
Capitai, molti anni dopo, in Russia quasi per caso, trascinata da una serie di eventi e scelte turistiche francoarrossate finii all'Hermitage. Non avevo avuto il tempo nemmeno di sapere cosa avrei potuto vedere a San Pietroburgo e men che meno nell'incredibile museo, così semplicemente mi lasciai trasportare, come in una danza appunto.
Chi è stato all'Hermitage conosce il senso di ubriacatura che si prova dopo appena un'ora di tour, in cui si è riusciti a soffermarsi forse su dieci opere ma gli occhi ne hanno percepite migliaia. La guida disse con aria fiera e terribile accento che se si dedicasse anche un solo secondo ad ogni pezzo non basterebbe un anno per vederli tutti.
Ergo mi eclissai.
Finalmente recuperai una brochure in turcomanno, geroglifico e leggibilissimo cirillico e scoprii che c'era un'esposizione dedicata proprio a lei: La Danse!
Come Teseo mi lanciai nel dedalico labirinto, e dopo quindici minuti di peregrinazioni e richieste d'aiuto inutili trovai la sala. Vuota, deserta.
Il girotondo ed io.
E quell'intreccio di mani primordiale, sul mondo. Divinità che ballano, che creano, questo ci vidi, e ci vedo ancora.
E mi sedetti per terra ipnotizzata.
Il tempo, circolare solo nel dipinto, fuori immobile.
Quando un gruppetto fece capolino ringraziai Matisse ed uscii.
Sono passati quasi vent'anni da quel giorno, e il mio sentimento per quell'opera non è mai cambiato.
Grazie alla bellezza di qualche strumento intelligente pensato per i più piccoli, con Bijou abbiamo fatto la sua conoscenza, Matì e Dadà sono due ottimi presentatori di arte per bambini, a mio avviso.E cosi abbiamo visto questo breve scorcio e poi scelto dei modi in cui viverlo, interpretarlo.
Infine abbiamo aggiunto una piccola scheda tecnica che ricordi il pittore con un piccolo motto, ovvero: colui che dipingeva con le forbici.
Bijou ha scelto un'opera e poi dopo aver ritagliato i pezzi, l'ha composta in maniera del tutto differente, cercando una sua interpretazione personale.Ci sono moltissime persone che in questi anni hanno dedicato il loro estro al fine di trasmettere le grandi opere anche ai più piccoli. Proprio come mi accadde per la Divina Commedia di primo acchito ho sempre la sensazione di "ridurre", in qualche modo. Ma poi penso che chi crea per trasmettere il bello, non fa un identikit del suo fruitore, proprio come la madre da alla luce un figlio per se stesso, e non perché piaccia ad altri, nemmeno a lei.
E quindi cerco semplicemente di mostrarle ciò che di bello l'essere umano, che mai come oggi pare essere diventato l'ombra di ciò che era, ha generato, interpretando ciò che gli è stato concesso di vedere, in chissà quali stanze dello scibile universale.
Mia figlia è la mia Musa, in questo cammino. Ogni ispirazione e ricerca è volta a scoprire e mostrare, piccoli e forse ormai quasi desueti tesori, ma lei è la mia piccola saltatrice tra i mondi, li saprà apprezzare e far continuare a vivere...
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